Il corrispondente tedesco Udo Gümpel

“Noi giornalisti non siamo virologi, non siamo epidemiologi ma ci siamo dati da fare per capire e per spiegare i numeri della pandemia. Non credo che i media abbiano creato il panico, piuttosto che abbiano fatto bene a diffondere l’invito alla cautela che purtroppo, nei 4-5 mesi di ‘pausa’ dal virus, non tutti – in Italia come in Germania – sono stati disposti ad ascoltare”. Udo Gümpel, corrispondente dall’Italia per la tv RTL nonché fisico delle particelle elementari, paragona l’espansione del Covid alla deflagrazione di una bomba atomica: “In molti hanno sottovalutato i suoi effetti a catena”.

Come vedi questa seconda fase della pandemia: qual è la differenza con la prima ondata dal punto di vista sociale ed economico?
“Ora che abbiamo il vaccino, inventato da un’azienda tedesca, la BioNTech di Magonza, azienda fondata da una coppia di figli migranti turchi in Germania, concedetemi questo punto d’orgoglio, esempio di ciò che una buona integrazione ci può dare in Europa, dobbiamo però riflettere anche sui nostri errori. Allora anche se dall’Europa ora viene l’antidoto alla pandemia, non altrettanto preparato si è trovato il nostro Continente al momento del suo arrivo: tutti noi sapevamo che ci sarebbe stata una seconda ondata ma nessun Paese è stato in grado di rispondere in modo efficace. Ogni nazione viene purtroppo colpita nei suoi punti deboli: l’Italia è stata fin dall’inizio particolarmente flagellata dal virus e ora sconta le difficoltà economiche pregresse e i ritardi del sistema sanitario. Tuttavia, c’è una nota positiva: le decisioni riguardanti il recovery fund, non tanto per il loro effetto sul diritto ma per l’effetto psicologico che hanno. Nessun Paese si sente oggi abbandonato dal resto dell’Europa e nessuno parla più di spread. L’Italia è consapevole di avere già i fondi europei per la sanità e per l’occupazione: questo trasmette al Paese una sensazione di certezza e, in più, dà la dimostrazione di un’unità e di una solidarietà europea senza precedenti”.

La pandemia ha messo in evidenza anche le diversità culturali tra Paesi. Quali aspetti ti hanno colpito di più, rispetto per esempio all’uso della mascherina?
“Al di là dei cosiddetti negazionisti e di chi, animato da un individualismo spinto, protesta contro le misure prese dai governi, ci sono tanti esempi virtuosi che vanno sottolineati. La mascherina chirurgica è un segnale sociale, un simbolo di responsabilità nei confronti degli altri. Anche in Germania, giustamente, sono state osannate molte categorie come gli infermieri, i postini, i cassieri del supermercato. Sono tutte persone che ti ‘connettono’ con gli altri e quindi particolarmente esposte al virus. Durante la prima fase della pandemia, e anche ora, queste persone hanno dato una lezione a tutti indossando sempre le mascherine e garantendo servizi essenziali per il funzionamento della società”.

Quale insegnamento dobbiamo trarne?
“Questa crisi ci insegna che dobbiamo imparare a valorizzare queste persone e mi auguro che anche negli Uffici Postali la gente sia diventata più amichevole nei confronti di chi sta dietro allo sportello, riconoscendo la sua funzione essenziale. È molto importante il legame che gli italiani hanno con Poste, perché molti clienti, magari più anziani o meno digitalizzati, cercano negli Uffici Postali una persona di riferimento, proprio come se fosse un pubblico ufficiale. Con la privatizzazione Poste non ha perso questa caratteristica”.

Un altro aspetto su cui Poste ha puntato fin dall’inizio della pandemia è l’accelerazione nei pagamenti digitali e nei servizi online. Quali sono le opportunità che possono nascere da questa crisi?
“Penso che sia una grande opportunità per Poste e per l’Italia. A volte si pensa che l’Italia sia indietro rispetto ad altri Paesi. Non è del tutto vero: la Germania, per esempio, non ha ancora né la fattura elettronica né la dichiarazione dei redditi precompilata. In questo momento servono linee internet veloci e sono convinto che, su questo e altri aspetti, Poste abbia un ruolo molto importante per via della sua presenza capillare su tutto il territorio nazionale e per la fiducia che gli italiani ripongono in questa Azienda”.