Il testo che segue è la seconda parte del focus che la Fondazione proPosta ha dedicato alle donne di Poste durante la Prima Guerra Mondiale. Potete leggere la prima parte cliccando qui.

Altro esempio di grande spirito di servizio fu quello della gerente della ricevitoria di Vas (Udine) – Filomena Cimolato – che ricevette degli elogi perché: “durante l’invasione nemica rimase bloccata nel paese e dopo aver riparato a Mel, venne internata dalle Autorità austriache in un campo di concentramento in Ungheria. Ciò nonostante ella riuscì ad occultare i valori dell’ufficio, fino al momento del rimpatrio, tanto da poterli consegnare alla Direzione di Belluno, che constatò la completa regolarità del conto. Il Ministero è lieto di tributare qui alla brava collega l’encomio giustamente meritato”. Particolarmente elogiati furono tutti quei dipendenti postali che fino all’ultimo, mettendo a repentaglio anche la loro vita, rimasero negli uffici postali nonostante l’avanzata nemica. Anche le telefoniste, vicine alla linea del fronte, si trovarono spesso esposte al pericolo dei bombardamenti aerei e anche a loro venero tributati degli encomi per la loro opera; in particolare, il 6 giugno 1917 alla telefonista Ida Donadel – reggente dell’ufficio telefonico di Mestre – gli venne fatto un encomio solenne con la seguente motivazione: “Durante i ripetuti bombardamenti aerei con suo contegno energico e coraggioso infondeva coraggio fiducia e calma al personale dipendente”; stesso encomio veniva dato alle telefoniste Carmela Chirisola, Giulia Pezzè e Maria Favaro: “perché nelle medesime circostanze le addette – commutatoriste ad una importante centrale telefonica – durante i ripetuti bombardamenti aerei, continuando a disimpegnare il proprio compito con calma e serenità dimostrando elevato senso del dovere e mirabile sprezzo del pericolo”. Il Ministero espresse il proprio vivo compiacimento per il contegno tenuto dalle telefoniste encomiate. Anche a Treviso venne elogiato il personale postale dal Commissario Generale Telegrafico: “perché ripararono i danni all’ufficio postale causati dalle incursioni aeree nemiche succedutesi su quella città dal 31 gennaio al 6 febbraio del corrente anno (1918)”. Un fatto insolito di cui però non si dispongono ulteriori particolari è quello relativo all’elogio ricevuto dalla titolare della ricevitoria postale di prima classe di Cantello (Como) signora Taroli Ernestina che: “ha reso un alto servizio all’autorità militare, riuscendo a fare identificare ed arrestare una presunta spia il giorno 17 giugno 1918”.

Le notizie alle famiglie
Un altro servizio particolarmente importante fu l’Ufficio per notizie alle famiglie dei militari di terra e di mare che con le sue ottomila quattrocento sedi in tutta Italia divenne un punto di riferimento per le famiglie che avevano familiari al fronte. Il servizio per poter funzionare aveva bisogno di un sostegno economico al fine di provvedere ai locali, alla cancelleria e alle spese postali e telegrafiche; le sole offerte private non bastavano tanto che vennero in aiuto gli enti locali, il Ministero della Guerra, e Poste, e soprattutto, grazie al lavoro volontario e gratuito di molte donne, incluse le dipendenti delle Poste. Esemplificativo è il caso in cui la Direzione delle Poste e dei Telegrafi di Genova comunica che alla signora Eufrosina Crosiglia – supplente delegata alla Ricevitoria Postale Telegrafica di Torriglia – sono stati concessi il diploma d’onore e la medaglia di bronzo, nella sua qualità di Presidente dell’Ufficio Notizie di quel Comune. Per concludere è necessario sottolineare che durante la Grande Guerra molte donne sostituirono in varie mansioni i dipendenti postali uomini che venivano mandati al fronte, e inquadrati sia nei vari reparti combattenti, che nel settore della posta militare e delle comunicazioni; si stima che, in quel periodo, circa tredicimila donne vennero impiegate nel settore delle Poste e dei Telegrafi.

I primi passi della parità di genere
Questa immissione di donne nel mondo lavorativo, non solo nelle Poste ma anche in altri settori del mondo lavorativo, per sostituire gli uomini in guerra, fece sì che si creassero le basi per una maggiore parità lavorativa e sociale; ricordiamo, infatti, che per lavorare alle Poste fino al 1919 le donne dovevano avere l’autorizzazione del marito, la cosiddetta “autorizzazione maritale” che venne, successivamente, abolita grazie anche al loro indispensabile lavoro durante quel periodo bellico. La strada per una maggiore parità tra uomini e donne era ancora lunga; addirittura nel 1920 con Regio decreto n. 39 del 4 gennaio, riguardante “la capacità giuridica della donna”, veniva stabilito, ad esempio, nei vari articoli che: “le donne sono escluse da quegli impieghi pubblici ai quali è annessa la dignità di Grande Ufficiale dello Stato, dal Consiglio di Stato, compresi quelli del personale di segreteria, della magistratura, della carriera di concetto della Corte dei Conti, della carriera amministrativa degli economati, gli impieghi di cancelleria e segreteria presso le preture e i tribunali” ecc.. Seguiva un lungo elenco di lavori vietati alle donne. Anche alle Poste dovranno passare molti anni prima di trovare delle donne nelle posizioni apicali. Attualmente a livello nazionale il 54% dei dipendenti delle Poste sono donne, e l’incidenza del personale femminile tra quadri e dirigenti è pari al 46% e questo anche grazie al coraggio e alla tenacia delle nostre colleghe che tanto rischiarono e si sacrificarono anche durante la grande guerra, e che contribuirono allo sviluppo delle Poste e ad una maggiore giustizia ed equità sociale. La dimostrazione è che tante battaglie sono state combattute e che le vere conquiste arrivano sul campo e che mai bisogna perdersi d’animo. (articolo di Paolo Marcarelli – Fondazione proPosta)