Gigi Marzullo

Ha immaginato di chiedere lumi sull’origine del mondo ad Albert Einstein e di domandare a Cristoforo Colombo se il vero viaggio non è forse quello che si fa prima di tutto con la propria mente. È un’idea molto originale quella di Gigi Marzullo, volto storico della rete pubblica, che è alla base del libro “Si faccia una domanda”, edito da Rai Libri. A Postenews il giornalista avellinese parla del suo nuovo lavoro ma anche del suo rapporto con la corrispondenza.

Quale criterio ha guidato la scelta dei personaggi a cui rivolgere le interviste durante la sua carriera?
“Criteri di attualità, o di percorsi umani e professionali di una certa profondità e importanza. Storie umane e professionali da raccontare e, ovviamente, sempre l’attualità”.

Quanto bisogno c’è di risposte chiare in questo momento di emergenza?
“Intanto, per avere una risposta chiara serve una domanda chiara, perché chiarezza chiama chiarezza. In un momento come questo, come in altri momenti della vita ce ne è sempre bisogno. In questa fase particolare della nostra vita, così difficile, ci servono risposte chiare e pronte”.

Tra le domande del suo libro, qual è quella più insolita e quella che ha avuto più difficoltà a formulare, anche in relazione alla risposta?
“Sono domande molto serie, che portano alla riflessione ma anche alla evasione. Ho intervistato tante persone, da Papa Francesco a Woody Allen fino al Presidente della Repubblica. Ma anche personaggi del passato, come i grandi filosofi. Ho sempre provato un grande interesse verso la filosofia. A proposito di domande e risposte di cui parlavamo prima: la filosofia sa chiedere e rispondere molto bene”.

C’è una lettera, spedita o ricevuta, nella sua carriera che le è rimasta impressa?
“Ho scritto qualche lettera d’amore, non credo di averne ricevute. Lettere no, ma qualche bigliettino sì a tema sentimentale. Sono un po’ all’antica, che non vuol dire essere vecchio, perché l’antico diventa moderno. Sono ancora per inviare una lettera per comunicare, non sono social né tecnologico, mi piace la corrispondenza classica. Sono per un confronto scritto e spesso le lettere sono state anche oggetto delle mie conversazioni in trasmissione. Mi lascio anche coinvolgere dall’attesa dell’arrivo di una lettera”.

Lei è da anni uno dei principali punti di forza della comunicazione di un servizio pubblico. Quali sono gli ingredienti fondamentali nel parlare ai cittadini per essere chiari, efficaci e diretti?
“La semplicità, la sincerità e la chiarezza. Vanno seguite queste tre regole, perché quando si mente dall’altra parte si capisce. Il telespettatore, così come il paziente o il cittadino, non va mai preso in giro. Bisogna dire sempre la verità o affrontare un percorso che conduca alla verità”.