Maria Grazia Cucinotta

Il legame tra Maria Grazia Cucinotta e Poste Italiane è una storia che viene da lontano. “Vengo da una famiglia di postini: mio padre, mio fratello, mia sorella e mio cognato. E anche mio nipote adesso lavora in un Ufficio postale”, ha spiegato l’attrice in un’intervista a Postenews.

Maria Grazia Cucinotta, ci racconti di suo padre.
“Si chiamava Angelo ed era proprio il classico postino con la bicicletta. A Messina lo conoscevano tutti. Era bellissimo in divisa. E fu consegnando la posta al nonno che conobbe mia madre Grazia. Scoccò la scintilla. Fu una storia d’amore molto romantica, come quelle di una volta. Ed è durata tutta una vita”.

Che ricordi ha della sua infanzia?
“Ricordo la dedizione di mio padre. Amava il suo lavoro e ogni giorno lo portava a termine con grande senso di responsabilità. Per esempio, se c’era un indirizzo sbagliato, mica lasciava perdere! Per lui consegnare la posta era una missione”.

In famiglia altri hanno seguito la strada di suo padre.
“È vero. Ho una sorella e un fratello, sono più grandi di me. Entrambi hanno scelto di proseguire l’attività di mio padre. E anche il marito di mia sorella, postino pure lui”.

Veniamo al film “Il Postino”. Fu Troisi a contattarla?
“Non lui direttamente, ma la sua compagna di allora, Nathalie Caldonazzo. Fu lei a segnalarmi che Massimo stava per cominciare i provini per il film al quale teneva moltissimo. Natalie mi disse: “Tu saresti perfetta””.

I fatti non le diedero torto.
“Mi presentai ai provini. Ne feci cinque prima di essere selezionata. Quando già non ci speravo più, mi arrivò la notizia: ero stata scelta”.

Cosa le rimane di quella esperienza?
“Una meravigliosa avventura che dura ancora oggi. “Il Postino” è un grande classico, si studia negli istituti di cinematografia come modello di regìa e narrazione. La sua forza è la semplicità con cui mette a nudo l’animo umano, le sue passioni. È uno di quei film che non finisce mai di emozionare”.

Tempi irripetibili quelli dei postini che consegnavano tante lettere?
“Io spero proprio di no. La carta è custode di ricordi indelebili”.

Qualcosa di palpabile, che resta. Suo marito le ha mai scritto lettere d’amore?
“Sì, tra di noi ci scrivevamo molto, ai nostri tempi non c’era Whatsapp. Ogni volta che partivamo, io con il mio lavoro e lui con il suo, mi lasciava dei bigliettini sotto al cuscino, nelle valigie, tra i vestiti. Trovarli era puro divertimento, era come una caccia al tesoro…”.