Il Segretario di Stato Vaticano Pietro Parolin

Spicca per la capacità di empatia e per la curiosità il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato della Santa Sede e primo collaboratore di Papa Francesco. La curiosità e l’allenamento a restare aperti al futuro il porporato l’ha appreso fin da ragazzo grazie anche al servizio postale. Ha conservato vivo, infatti, il ricordo dell’attesa che il postino bussasse come un amico alla sua casa per recapitare una lettera. Ha vivo anche il contributo unico dato dalle Poste all’unità d’Italia mettendo in rete milioni di persone, adottando con tempestività mezzi di comunicazione sempre più evoluti e celeri. Esse restano una via insostituibile per formare una solida esperienza di cittadinanza comune basata sulla cultura del servizio quotidiano senza escludere nessuno. Le Poste rendono visibile alla gente il volto amico e la vicinanza concreta dello Stato con un servizio sempre più snello e meno burocratico.

Quale esperienza ha avuto nella sua vita del servizio postale?
“Ricordo, soprattutto, il periodo del Seminario, negli anni ’70, quando aspettavo con ansia qualche lettera da casa. L’esperienza si è ripetuta durante il mio servizio all’estero, a partire dalla metà degli anni ’80. Era sempre una gioia, tra la tanta corrispondenza ufficiale che giungeva alla Nunziatura, trovare lettere di familiari e amici, o anche solo una cartolina di saluti. In quegli anni, i mezzi di comunicazione non erano ancora così sviluppati e perfezionati come lo sono oggi, per cui il postino era un personaggio amico e atteso. E lo rimane anche oggi, nonostante i grandi cambiamenti intervenuti nel frattempo”.

Poste Italiane e Poste Vaticane: è possibile secondo lei fare un confronto tra le due realtà?
“Se guardiamo ai numeri della corrispondenza gestita e dei servizi offerti tra Poste Vaticane e Poste Italiane il confronto è difficile. Diventa più facile considerando il ruolo che entrambe svolgono, che è quello di mettere in comunicazione le persone. Per cui, ripeto, le profonde trasformazioni degli ultimi decenni non hanno reso inutile la loro funzione; anzi, la missione che hanno le Poste Vaticane quale strumento di collegamento del Papa e degli organismi vaticani con il mondo è insostituibile”.

In che modo Poste Italiane rappresenta un servizio alla persona?
“Si deve parlare di servizio, più che di burocrazia. Non esiste una realtà postale senza burocrazia, questo è evidente, ma la sua natura e il suo scopo travalicano gli ingranaggi complicati della burocrazia, spesso impersonali e anonimi, e si proiettano verso la comunicazione interpersonale. È quest’ultima alla base del servizio postale e ne costituisce la finalità”.

Lei, allo stesso modo di Papa Francesco, è molto sensibile al mondo delle relazioni tra le persone. La corrispondenza interpersonale più di quella commerciale è ancora importante in un mondo sempre più informatico e tecnologico?
“Penso a quanti passi in avanti ha fatto il servizio postale nel corso dei secoli. Da una comunicazione esclusivamente legata alla trasmissione di ordini e messaggi come quella degli antichi imperi, passando per il Rinascimento, la rivoluzione industriale, la nascita del primo francobollo, il famoso Penny black nel 1840, alla nascita dell’Unione Postale Universale nel 1897, fino all’età moderna. Credo vi sia stata un’evoluzione nella continuità che ha permesso di sviluppare sempre meglio il servizio postale e renderlo efficiente e tempestivo. Nella nostra società in cui la tecnologia svolge una funzione sempre più ampia, permettendo una celerità nello scambio di informazioni e di contenuti a grande distanza che non ha eguali nella storia, credo che il servizio postale possa rivestire un ruolo ancora importante. Senza dubbio, esso rende la comunicazione più personale. Ricevere una lettera firmata di proprio pugno non è la stessa cosa che ricevere una email. La lettera inviata per posta conserva ancora un valore importante rispetto al messaggio per posta elettronica”.

Il servizio postale ha un futuro in un mondo sempre più informatizzato che riduce la presenza del fattore umano?
“Non si potrà mai sostituire del tutto il fattore umano. Esso è indispensabile e riveste un ruolo centrale. Penso a un progresso nello sviluppo del servizio postale, una evoluzione nella tradizione. Si potrebbe far risalire la nascita simbolica dei messaggi email alle missive che si scambiavano i vari monasteri in Europa nel Medioevo. Infatti, le risposte venivano cucite in calce alla missiva originale, conservando i testi precedenti. Vi applicavano una pergamena arrotolata e infilata in un contenitore che veniva poi inviata a un altro monastero. Conservando lo stesso messaggio di partenza”.

Le Poste hanno accelerato il processo unitario dell’Italia?
“Con il passaggio da una entità territoriale frammentata in diversi Stati, l’Italia unita ha favorito lo sviluppo di un servizio postale più efficiente e celere. Nello stesso tempo, le Poste hanno permesso di accelerare il processo di unificazione del Paese, riducendo le distanze e promuovendo le comunicazioni”.

Nel mondo della comunicazione le Poste conservano una loro peculiarità di servizio?
“Sebbene il mondo dell’informazione sia variegato e in continuo cambiamento, le Poste conservano una loro particolarità che i secoli non hanno sminuito. Anzi, il loro ruolo troverà nuovi spazi. Sarà questa una sfida a cui il servizio postale è tenuto a confrontarsi nel prossimo futuro”.